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#BeMyGuest Viral Avatar: L’ozio creativo del Freelance

Per chi non conoscesse Daniele Montemale, aka Viral Avatar, vi invito a seguirlo su twitter, per scoprire le vicende di una persona che ha deciso di dedicare il suo lavoro al mondo del viral marketing. Un professionista “senza dimora fissa” che si dedica da anni all’universo dell’influenza digitale come freelance, viaggiando in diversi Paesi del mondo.

Ma il freelance è una causa del mercato o una necessità per la sopravvivenza dell’ecosistema della comunicazione? Scoprite il punto di vista di Daniele nel #BeMyGuest di questo mese.

I lavori da freelance sono spesso poco definiti e capiti nel panorama sociale. Ciononostante, questa metodologia di lavoro è in continua crescita e non è un caso;

in un panorama globale, glocalizzato come quello odierno, una figura flessibile e specializzata,  come spesso viene ricoperta da diversi tipi di lavoro freelance, è necessaria ed estremamente utile nel panorama lavorativo.

In questo contesto non parleremo di figure professionali spesso costrette ad aprirsi partite IVA, dei datori di lavoro o società, solo perché questi, senza alcun rispetto per i propri impiegati, possono scaricare meno tasse sui propri operati. Sto pensando a personale che lavora nel sociale, stagisti costretti a lavorare solo attraverso l’apertura di una partita Iva etc. etc.

In questo contesto parleremo solo del Freelancing più puro, quello vero, quello che può generare l’”Ozio creativo… produttivo”.

Nel 2003 il mio professore di Sociologia del lavoro, Domenico De Masi, scrisse “La fantasia e la Concretezza, creatività individuale e di gruppo”, un testo che, all’epoca, essendo studente, considerai “pesante” dato il suo volume (750 pagine) e che oggi rivaluto specie su alcune teorie che possono essere  parafrasate per studiare il mondo del lavoro odierno. Rimane comunque un bel mattone.

De Masi suddivide il lavoro in due grandi categorie:

il lavoro strumentale, che non dà godimento mentre lo si svolge ma che si accetta in funzione di vantaggi che ci consente come una casa, una vacanza ecc..; spesso questi tipi di lavori rappresentano quelli più fisici o più bassi nella classe sociale.

Il lavoro espressivo, che ci dà godimento nell’atto stesso in cui lo facciamo.

Quando si svolge un lavoro strumentale si ha poca voglia e non si vede l’ora di smettere; nel lavoro espressivo non si vorrebbe mai smettere. Mentre nel primo caso si ha un’alienazione distruttiva nel secondo caso invece avviene un’alienazione di tipo creativa.

Naturalmente questa teoria è esplicativa, quasi utopica. Nelle dinamiche lavorative molti fattori possono portare diverse sfumature ad entrambe le categorie anche al punto da portare un’alienazione distruttiva in un lavoro espressivo; il mobbing in uno studio di comunicazione ne è un esempio.

Il punto centrale dello schema sopra riportato è che la creatività è l’attività espressiva per eccellenza.

E guarda caso tutti i lavori svolti da freelance necessitano di una attività creativa.

(http://freelanceswitch.com/category/freelance-freedom)

Ma cos’è un FreeLance? Chi sono? Quale figura professionale ricoprono?

La parola Freelance viene dal termine medievale inglese free-lance vale a dire Lancia-Indipendente; ciò corrisponde ad un soldato la quale poneva i suoi servigi al servizio di chiunque.

I lavori possono essere molteplici. Un freelance può essere un grafico, un web designer, un pubblicitario, un sistemista, un traduttore di lingue, un musicista, un giornalista, uno scrittore, un venditore di case, un broker di borsa.

Freelanceswitch (http://freelanceswitch.com), uno dei blog per freelance più famoso nel mondo e la casa editrice Rockablepress ( http://rockablepress.com ) (se ancora così si possono chiamare) hanno prodotto una ricerca sui freelance chiamata The freelance statistics (http://rockablepress.com/minibooks/freelance-statistics-report/ ).

A questa ricerca hanno partecipato più di 3700 freelance provenienti da tutto il mondo.

Vediamo il profilo del freelance medio

81% sono uomini

87% hanno una età compresa tra i 18 e i 37 anni

50% vive nelle grandi città

40% è un web designer

45% lavora come freelance da meno di due anni

63% è soddisfatto o molto soddisfatto dei guadagni da freelance

85% lavora da casa (anche se non c’era l’opzione Bar con wi-fi)

Di seguito trovate le statistiche sul perchè gl intervistati hanno deciso di lavorare come freelance e quante ore di lavoro i freelance svolgono a settimana in ogni continente.

D’accordo con Aaron Cruikshank, CEO di Friuch http://friuch.com/ e autore di questa ricerca, che afferma

Working more hours as a freelancer than an employee and making more money as a freelancer than as an employee are both significant contributors to the overall feeling of happiness in a freelancer.

E allora perchè non siamo tutti freelance con più soldi e tempo libero? D’accordo con la tesi di De Masi che afferma come

Sia le aziende che le burocrazie restano ancora fondamentalmente tayloristiche e pretendono di imporre a una forza lavoro ormai scolarizzata, colta, autonoma, gelosa della propria soggettività e dei propri desideri di benessere, più o meno le stesse regole e gli stessi stili di leadership pensati 100 anni or sono per una manovalanza analfabeta e portatrice di pochi elementari bisogni di sopravvivenza.

Ecco quindi spiegato ad esempio perchè i giovani oggi non hanno voglia, una volta raggiunta la laurea (anche con troppi anni fuoricorso), di lavorare nei ruoli più bassi della scala sociale. Vogliono essere valorizzati e sono gelosi della loro soggettività.

La politica e la burocrazia, spesso troppo lente per essere al passo di una società che si trasforma e si rimodella in un ciclo senza fine, non riescono a capire che anche il mondo del lavoro necessita un’evoluzione che scardini completamente il modello e il concetto  stesso di lavoro.

Ecco perchè spesso gruppi creativi o singoli freelance non riescono ad essere capiti o compresi dalle persone, dai manager, dalle aziende, dalla società, solo perchè escono fuori dagli schemi logici su cui si fonda la burocrazia del lavoro.

Con la teoria Studio-Lavoro-Gioco che De Masi ha coniato ne “La Fantasia e la Concretezza” voglio concludere e spiegare quindi il termine che ha dato nome a questo articolo

Secondo il professore la società si baserebbe su:

  • Lavoro
  • Studio
  • Gioco

Accanto a queste tre attività basiche, ci sono attività che si intrecciano tra di loro fornendo un’esperienza superiore ai soggetti; l’incrocio tra Lavoro che sconfina nel Gioco (4) può essere ad esempio una troupe televisiva che si diverte a girare un film; l’esempio del Lavoro che invece sconfina nello studio può essere invece un equipe di scienziati mentre il gioco che sconfina nello studio può essere riconosciuto nei numerosi giochi che si creano per l’apprendimento dei bambini.

La pienezza dell’esistenza dell’uomo avviene però quando i tre settori si intersecano e coincidono e si ibridano in un’unica cosa. Quando si lavora ma si produce ricchezza o quando si studia producendo sapere o quando si gioca producendo gioia di vivere.

Questo è l’OZIO CREATIVO (il 7 in azzurro)

Riuscire arrivare all’Ozio Creativo nel lavoro è molto difficile. Società mature che lasciano liberi i propri dipendenti di pensare con il proprio cerebro (Apple, Pixar, Facebook), gruppi creativi di lavoro (studi di architettura o di design) o freelance totalemente liberi da ogni schematizzazione del tempo di lavoro, possono arrivare a questo stadio ultimo di benessere mentale e fisico, producendo di più e meglio di qualsiasi altro lavoro espressivo o strumentale.

Per De Masi il più sorprendente ozio creativo è l’evento più grande del mondo che ogni anno si ripete: carnevale Brasiliano; per il professore il carnevale è  “fonte insuperata di prorompente allegria, di sapiente organizzazione, di creazione di valore senza lo stress dell’industria”

E io che ho lavorato anche durante il carnevale di Rio De Janeiro 2010 ho finalmente capito cosa è davvero l’Ozio Creativo.