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Il futuro del rapporto tra la televisione e i social media: la Social TV

Pochi giorni fa ho partecipato a Parigi con 90:10 Group alla conferenza SNPTV (Syndicat National de la Publicité TéléVisée) con oggetto il futuro della TV in relazione ai nuovi supporti media e alla crescita dell’utilizzo dei social media.

Parliamo ormai da anni del progressivo aumento di utenti multicanale, che anche davanti al loro programma preferito, amano navigare su un secondo schermo (pc, iPad, iPhone, ecc.) per avere maggiori informazioni o semplicemente per puro spirito multitasking. Allo stesso tempo non è tanto un problema di device, ma di segmentazione dei luoghi di conversazione dove condividiamo le nostre opinioni sui programmi TV, dei luoghi sempre più fragmentati.

Nel caso della coppa del Mondo di quet’anno, abbiamo assistito per la prima volta nella storia ad un live streaming delle conversazioni degli utenti, attraverso i social media. Un cambiamento che non tocca solo gli spettatori, ma anche le marche e in particolare i produttori di contenuti televisivi, per i quali diventa sempre più difficile misurare l’audience e il loro engagement sulla base di dati quantitativi.

Ormai abbiamo bisogno di considerare degli aspetti qualitativi del rapporto tra televisione e spettatore. La Social TV potrebbe diventare la risposta per migliorare le modalità di fruizione per lo spettatore (contenuti di intrattenimento/pubblicitari in target, possibilità di commentare con la propria community di amici), allo stesso tempo un vantaggio per i produttori di contenuti e pubblicitari (contenuti generati in base alla domanda, pubblicità dalla coda lunga come nel caso Super Bowl e la socializzazione della TV).

Che cos’è la Social TV?

La possibilità di interagire con i contenuti televisivi ed essere in grado di commentare attraverso Facebook, Twitter o applicazioni native in tempo reale, con una conseguente influenza tra spettatori. Un esperienza (web based) già tentata da Barack Obama, durante le elezioni, grazie ad un’interfaccia implementata dalla CNN (in partnership con Facebook) per assistere alla cerimonia in diretta condividendo allo stesso tempo  con la propria comunità di sostenitori.


L’implementazione della Social TV è allo stesso tempo un problema tecnologico e concettuale, perché gli scenari sono differenti a seconda dell’evoluzione dei social media (dal punto di vista di utilizzazione) e delle tecnologie che permetteranno di portare le conversazioni sui nostri schermi (per  esempio l’esperimento della FOX o la soluzione Verizon). In tutti i casi viviamo un bisogno di ritorno alle origini della televisione, la voglia di condividere le nostre opinioni ed emozioni con i nostri amici…o meno.

Avremmo dei widget che integreranno i social media nella nostra TV, o semplicemente la social tv è l’evoluzione del rapporto tra creatori di contenuti e utenti? Certo è che il ruolo dei media sarà di creare un engagement con gli spettatori, come una marca sarà indispensabile mantenere una relazione prima, durante e dopo un programma di intrattenimento.

Il media è il messaggio, quindi credo che non è tanto un problema di tecnologia, ma dell’esperienza che potremmo co-creare con gli utenti. Lo storytelling di un programma potrebbe già esistere nella realtà, generato dalle conversazioni di una community presente online, la social TV diventa quindi un modo per portare in broadcasting un tema e un pubblico già esistente. Delle conversazioni che possono essere riprese prima e dopo la diffusione (via forum tematici, corporate blog, Twitter e Facebook), con la possibilità di non basarsi più su dati audit tradizionali e concentrarsi su un monitoraggio in tempo reale dei bisogni degli spettatori e della loro influenza reciproca.

La stessa convergenza tra supporti web e TV, avrà luogo se i media broadcasting avranno una visione strategica per ingaggiare le conversazioni su un determinato format televisivo (= brand). Come ad esemio è riuscita a fare TF1 per il format Eurosport e i mondiali di calcio, con la possibilità di commentare via facebook e avere maggiori informazioni in tempo reale via social media.

Una start-up propone già una soluzione comunitaria per conversare in tempo reale e scegliere il programma in base al tasso di conversazioni online. Date un occhiata su Devantlatele.com.

C’è da dire che in Italia al momento non abbiamo il tasso di penetrazione di IPTV attualmente esistente in Francia e UK per fare due esempi.